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LUOGHI DI CULTO
La Parrocchiale di San Massimo
La Chiesa matrice dell’antico “Castello dell’Isola”.
Di pregevole offre il bel portale di Matteo da Napoli, datato 1420.
All’interno, a sinistra dell’ingresso, è la cappella di S. Jacopo con battistero rinascimentale in pietra, ornato con fregi di animali fantastici, teste d’angelo, vasi e frutta; in basso è incisa una epigrafe datata 1529 dedicata a Ferdinando Alarçon y Mendoza, primo marchese della Valle.
In sacrestia è conservato un ostensorio quattrocentesco di pregevole fattura e un pannello di 15 Mattonelle di maioliche realizzato da Andrea Pompei di Castelli nel 1753, raffigurante una Madonna con Bambino fra S. Berardo e Santa Colomba, proveniente dalla chiesetta eremo della Santa ancora oggi esistente sulle pendici del Monte Infornace.

Eremo di S. Nicola di Corno
Sorge a circa 1100 metri di altitudine, ai margini di un pianoro, denominato “prato dei frati”.
Vi si giunge in circa 45 minuti percorrendo una mulattiera che da Casale S. Nicola porta al Corno Grande.
Dell’antico insediamento monastico restano oggi solo la piccola Chiesa romanica, in ottimo stato di conservazione, e intorno, appena visibili, alcuni resti degli antichi edifici conventuali.
Il suo primo insediamento risale agli anni 1000-1100.

La Cona di San Sebastiano
Trovasi all’incrocio fra via della Fontana e viale Costantini ed è oggi adibita a monumento ai caduti.
Vi sono affreschi di Andrea De Litio: un’Annunciazione sul frontale della facciata esterna, quasi completamente deteriorata e una rappresentazione di Madonna con santi all’interno.
Sempre all’interno vi è un tabernacolo in pietra datato 1500.

La Chiesa di Santa Lucia
È sita in un piccolo borgo a circa due chilometri da Isola. Sul portale reca la data 1450.
All’interno, ai lati dell’altare maggiore, sono i resti di un affresco con un’Annunciazione di primo Cinquecento.
Sulla parete di sinistra sono altri affreschi che rappresentano S. Sebastiano, Santa Caterina e Santa Colomba, le cui reliquie vi erano state portate nel 1596.

La Chiesa di San Valentino
Tra Isola e Cerchiara, nella omonima piana, sono i ruderi della Chiesa di S. Valentino, un edificio, completamente diruto, di stile romanico.
All’interno, ai lati dell’altare maggiore si scorgono i resti di affreschi di primo Cinquecento, tra cui un singolare S. Rocco che richiama i motivi degli affreschi della Chiesa di Santa Lucia.
La piana era anticamente attraversata da una strada romana, della quale, nei pressi della Chiesa, è stato rinvenuto un cippo anepigrafe.
Intorno alla fine del secolo scorso erano stati rinvenuti in zona altri materiali, oggi dispersi. Sono rimasti solo una testina di Heracles del II sec. d.C. e un’epigrafe di età imperiale, che si conservano a Cerchiara.

La Chiesa di San Leonardo
Trovasi nell’omonimo borgo situato al di là del fiume Mavone, sulla strada che porta al Santuario di S. Gabriele.
Il Portate è un piccolo ma elegante monumento con arcone a piedritti in pietra decorati a rilievo.
All’interno è un bell’altare ligneo datato 1631.
È stata da poco restaurata grazie all’interessamento di alcuni Enti e di numerosi cittadini del rione.

L’Eremo di Santa Colomba
È situato a circa 1250 metri di altitudine, in luogo isolato, sotto il monte Infornace.
Vi si accede da Pretara attraverso un ripido ma ben tenuto sentiero che si snoda tra verdeggianti boschi di abeti e di faggi.
Qui, secondo la tradizione, pare si sia ritirata, in vita solitaria e in penitenza, la giovane Colomba, contessa di Pagliara, sorella di S. Berardo.
La chiesa, pare sia stata edificata dallo stesso S. Berardo e consacrata dal Vescovo di Penne S. Anastasio.
I resti della Santa nel 1595 furono trasportati nella chiesa di S. Lucia e ultimamente in quella di Pretara.
Il primo di settembre ricorre la festa della Santa e l’alpestre chiesetta diventa meta di tanti devoti pellegrini che ivi si portano per renderle omaggio e molti forse anche per guardare, in osservanza alle vecchie leggende, la roccia ove è impresso il pettine della Santa o per poggiare la testa nella buca che toglie il mal di testa o infine per ammirare le verdeggianti piante di ciliege che la Santa aveva fatto fruttificare in pieno inverno per fame omaggio al fratello S. Berardo.

Il Santuario di San Gabriele dell’Addolorata
Nel luogo in cui oggi è l’attuale Santuario di S. Gabriele sorgeva un tempo un piccolo convento francescano che, secondo un’antica leggenda, pare sia stato edificato dallo stesso S. Francesco.
Ulderico Martelli asseriva di aver osservato nel 1892 una lapide ricavata dall’antica cisterna recante la scritta HUNC PRIMUM LAPIDEM POSUIT FRANCISCUS PAUPER A.D. MCCXVI, lapide da sempre introvabile e mai citata e descritta da altri.
Comunque nel 1229 il Convento già esisteva; (negli antichi cataloghi dei conventi veniva citato con i toponimi di “Vallis, Vallisiis o ad vallem).
Vi si tenne in quell’anno il primo capitolo provinciale, che vide l’elezione di Padre Serafino dell’Isola.
La sua storia è stata molto sofferta e travagliata, subendo più volte la soppressione: nel 1652 per intervento di Papa Innocenzo X, nel 1809 ad opera di Giuseppe Bonaparte, nel 1866 per decreto del nuovo governo italiano ed infine nel 1882.
È stato definitivamente riaperto nel 1894.
All’interno della nuova chiesa, sorta sulla demolizione dell’antico conventino francescano, si possono ammirare diverse opere d’arte: nell’abside una bella “Ascensione di S. Gabriele”, e ai due lati dell’altare maggiore un “S. Paolo della Croce” e una “Santa Margherita Alacoque”; sulla volta le quattro “Virtù Cardinali” del pittore romano Ugo Scaramucci.
Alla sinistra della porta d’ingresso si osserva un’“Addolorata”, e nella sala del tesoro un’“Immacolata”, del pittore romano Francisci.
Il chiostro inferiore del santuario presenta una serie di affreschi con scene della vita di S. Francesco, in parte appena liberate dall’inopportuno intonaco.
La nuovissima basilica, della lunghezza di 90 metri e della larghezza di 30, è una grandiosa struttura di cemento bianco e acciaio corten, capace di contenere fino a 10-12.000 persone.

La Chiesa di San Giovanni ad Insulam
Sorge a circa due chilometri e mezzo a valle di Isola, sui terreni forse appartenenti un tempo al monastero benedettino di S. Vincenzo al Volturno.
Le sue origini pare risalgano al tempo dei Romani.
Si vuole che fosse sorta su un tempio dedicato a Marte. Mavone difatti, altro nome col quale è conosciuta la chiesa, deriverebbe da “Mavors” che in etrusco significa Marte.
Il più antico nucleo di costruzione è costituito dalla cripta, che pare risalga alla fine dell’XI secolo o ai primi dei XII. Essa occupa tutta la parte sottostante al presbiterio.
Solo in un secondo periodo, verso la metà del XII secolo, ebbe inizio la costruzione della parte superiore, della chiesa vera e propria, la quale, molto più lunga della cripta, si estende su due livelli originariamente collegati da sei alti gradini di pietra e agli inizi del XIII secolo essa subisce ulteriori modificazioni.
I ruderi che si sviluppano a fianco della chiesa sono certamente i resti dell’antico monastero.
L’interno dell’eremo doveva essere formato da un corpo lungo e stretto, dove si trovavano le celle dei monaci, e da un’ampia sala, dove sicuramente i monaci vivevano in comunità, mangiavano e lavoravano.
L’antico convento è stato forse distrutto da un terremoto o da un crollo, ma anche dall’usura del tempo e dall’incuria degli uomini.